Come un Angelo

Ogni donna è come un angelo prigioniero dei pregiudizi,
Ogni donna è come un angelo che si libera e vola via.
mercoledì, 16 luglio 2008

Born into brothels

Noi siamo nati in un luogo tutto sommato fortunato.
Checché se ne dica e che io ne dica qui non è niente male, proprio non posso lamentarmi dopo aver visto Born into brothles, un film documentario che è come un pugno allo stomaco.

born into brothelsSiamo in India, nel quartiere dei bordelli e una fotografa descrive il dramma di nascere qui, con una vita di merda già scritta davanti a noi.
Bambine che a 11 anni sono già sposate, altre che a 14 sono costrette a prostituirsi, vie d'uscita non se ne vedono, i parenti sono spesso assenti, le madri fanno "la vita", i padri sono violenti, questo quando i genitori ci sono, perché spesso i bambini sopno affidati a nonne, zie o altri parenti che presto li venderanno o li faranno prostituire e potranno guadagnarci con loro.
E questi bambini che nonostante tutto riescono a tirar fuori foto splendide, meravigliose, con un'anima!

Ma nonostante questo che India che ne emerge: bambini piccoli incatenati alla finestra così che non si possano allontanare, sporcizia indescrivibile, genitori che si fanno di oppio davanti ai figli, insulti, oscenità e tutte quelle donne in fila, e quella bambine (perché a 13 anni si è bambine) a mano con "signori bene"... che schifo, che sudiciume morale! Quello di chi va li soprattutto e poi quello di chi a furia di vivere in degrado degenera.
Un bambino diceva: vorrei portare via XXX lei è bella e intelligente e fa delle foto bellissima, ma poi crescerà e si prostituirà, e si drogherà e dimenticherà quello che è stata
un altro commenta: in campagna vivono in case di fango ma stanno meglio che qui, qui c'è uno sporco che non ho mai visto altrove, qui la gente vive davvero male, non penso che ci sia al mondo un posto dove si viva peggio
Parole dure, accuse forti verso una società che è cieca, volutamente cieca!
La fotografa che gira il documentario cerca disistemare i bambini in collegi, per tirarli fuori dal tracciato della loro vita che pare solcato a fondo come un canyon impossibile da risalire, ma è diffcile, i collegi non vogliono i figli delle puttane e dopo tanto girare sono i genitori (alcuni genitori) a non voler dare ai loro figli questa chance in più.

Riflettiamoci seriamente prima di...


postato da Deha alle ore 00:09 | link | commenti (21)
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venerdì, 11 luglio 2008

Donne mussulmane

Alle olimpiadi ha corso anche Mehboba Adyar, ha corso coi capelli coperti e la tuta a manica lunga, ha corso così perché lei è mussulmana praticante e rispetta il Corano al punto che non esita a correre in condizioni svantaggiose, evidentemente per lei la sua anima vale più di un risultato olimpionico.
Questa ragazza che sta diventando il mio mito personale per la forza con cui porta avanti gli ideali in cui crede è stata attaccata dai suoi connazionali afghani perché partecipa alle olimpiadi.
Si allenava solo durante la mezzora in cui andava in onda una soap opera seguitissima, era quello l'unico momento del giorno in cui non veniva attaccata, non stupisce che non abbia drealizzato un gran tempo, stupisce al contrario i risultati a cui è riuscita ad arrivare nonostante tutto.
Io non sono mussulmana ne mai credo che lo diventerò, ma ammiro questa donna coraggiosa che fa ciò che ritiene giusto fregandosene di quel che dicono gli altri, quello che però non riesco a digerire è l'atteggiamento dei suoi connazionali.
Che male può fare all'Islam una donna che manifesta così apertamente il suo credo? Dovrebbe essere motivo d'ogoglio, eppure loro la attaccano, perché?
Non capisco.
I mussulmani seguono la legge del Corano, ora, io non ho letto tutto il corano, ma dove c'è scritto che una donna non può correre?
Mi sono documentata, il Corano prescrive che una donna possa mostrare solo il volto, le mani e i piedi, (quindi il burqa è inutile)  quindi lei è in regola da un punto di vista religioso, dov'è il problema?
Io credo che il problema sia nel cuore degli uomini che temono questa ragazza che è riuscita a dimostrare al mondo che la sua fede è una scelta di cui va fiera, che si può essere libere anche scegliendo di indossare il velo, perché di questo si tratta: di una scelta, non di una costrizione e la forza della sua fede e del suo coraggio hanno fatto tremare quegli uomini deboli.
Forse il problema è che quella che predicano gli afghani non è una religione, è la loro visione di una religione ed è contro quella visione che io mi dico contraria.

qui un suo video: Mehboba Adyar l'unica atleta donna afghana a Pechino
postato da Deha alle ore 22:45 | link | commenti (13)
categorie: donne, libertà
lunedì, 07 luglio 2008

Tema

Titolo
Descrivi a parole tue l'ambiente in cui vivi e cita le influenze che ha verso di te e la tua visione del mondo


Svolgimento
Immaginate che sia così la mia famiglia: mio padre non ha interesse nei confronti miei e dei miei fratelli se non quello legato ai soldi che gli possiamo fruttare, motivo per cui mi ha indotta alla prostituzione e all'accattonaggio, così come mio fratello secondogenito; mia madre, se ne sta a guardare, si indigna, ma non ha la forza (o forse solo la voglia) di far qualcosa per cambiare la situazione, tutto sommato anche lei gode dei benefici di questa situazione: io e i miei fratelli infatti rendiamo bene a mio papà e anche se cerchiamo in tutti i modi di non fargli avere i soldi che ci chiede, non sempre ce la facciamo e viviamo in instabilità e miseria.
famiglia simpsonSolo mio fratello maggiore è riuscito a sfuggire a questo triste destino, lui si è alleato coi miei genitori, ogni tanto anche a lui tocca assaggiare l'amarezza di vedersi sottratti i soldi duramente guadagnati, ma se non altro non deve prostituirsi ed è già qualcosa.
Io lo odio mio fratello, lo odio dal profondo del mio cuore, perché lui è sangue del mio sangue, ma solo per il fatto di essere nato per primo ha più diritti di me.
L'altro mio fratello quando si è visto negare i pochi diritti a cui era abituato nella prima infanzia ha dato via di matto, si è dedicato al gioco d'azzardo, spera di poter conseguire una grossa vincita e di riuscire a riscattarsi, io, dal canto mio illusioni non me ne faccio e i soldi non li butto via in quel modo, io me li bevo e l'alcool e il fumo mi aiutano a tirare avanti quando i tempi si fanno particolarmente duri.
Vita di merda la mia eh?
Ma non rattristatevi troppo per me, no perché la mia famiglia è l'Italia, mio padre è lo Stato, mia madre la Giustizia, il primogenito sono coloro che vivono bene, sono nati ricchi, imprenditori, ereditieri, nobili decaduti o giovani industriali rampanti, non fa differenza, il secondogenito sono la media borghesia che in questi anni si sono visti portar via tutto e io, io sono la classe sociale bassa, che non ha più forza per tirare avanti, neppure il coraggio di indignarsi a volte
postato da Deha alle ore 19:34 | link | commenti (16)
categorie: pensieri, racconto, odio, critiche, vergogna
mercoledì, 02 luglio 2008

Verso la dittatura

«Ci sono momenti nella vita delle nazioni in cui i cittadini devono fare delle scelte. Momenti in cui non si può più fare finta di niente e continuare a credere che, in fondo, nulla veramente cambierà. Le leggi che continuamente vengono proposte dal nuovo Governo sono un attentato alla democrazia. Se passano, vincerà il regime e perderà, per un tempo indefinito, la democrazia. Non c’è bisogno dell’esercito per togliere la libertà ai cittadini. E’ sufficiente manipolare l’informazione e, grazie a questa, farsi eleggere in Parlamento. Quindi legiferare contro la Costituzione, contro l’indipendenza della magistratura, contro la sicurezza dei cittadini, contro la libera informazione. Una legge dopo l’altra.

Cosa distingue un primo ministro di una democrazia da un dittatore? Il vero tratto distintivo è l’impunità assoluta del dittatore. Quando Silvio Berlusconi l’avrà ottenuta l’Italia sarà, a tutti gli effetti, una dittatura. [...] La storia di Berlusconi parla per lui. I suoi innumerevoli processi, la condanna per corruzione giudiziaria del suo avvocato Cesare Previti per la Mondadori, la sua appartenenza alla P2, l’occupazione abusiva delle frequenze di Rete4. L’elenco è interminabile come i danni subiti a causa sua dal nostro Paese. Mi riferisco soprattutto allo spegnersi della coscienza civica, della morale, dell’etica. All’esempio devastante che Berlusconi ha offerto alla nazione e alle giovani generazioni in quasi venti anni, un esempio aggravato dalla sua impunità. Una situazione simile a quella dei ragazzi nei paesi del Sud che ammirano il camorrista o il mafioso locale. [...]


La sospensione dei processi per un anno serve a evitare la possibile condanna di Berlusconi al processo Mills di Milano. Altri centomila processi saranno bloccati per reati che vanno dallo stupro, alla truffa, al rapimento di minore. La sicurezza dei cittadini, tanto sbandierata in campagna elettorale da Berlusconi e dalla Lega, è sacrificata all’interesse del presidente del Consiglio. Il divieto di pubblicare le intercettazioni una volta depositate in tribunale a disposizione delle parti, e quindi di fatto già pubbliche, impedirebbe di venire a sapere di Parmalat o dei furbetti del quartierino. Il giornalista che pubblicasse le intercettazioni finirebbe in carcere, il suo editore chiuderebbe e chi ha compiuto il crimine non dovrebbe rispondere all’opinione pubblica. Con questa legge, negli Stati Uniti non ci sarebbe stato il Watergate e Nixon non avrebbe rassegnato le dimissioni. L’Italia dei Valori proporrà un grappolo di referendum per l’abrogazione di queste leggi contro la democrazia, se necessario promuoverà azioni di disobbedienza civile come la pubblicazione degli atti giudiziari. Nessuno può più rimanere a guardare.

L’otto luglio a Roma dalle ore 18:00 in Piazza Navona, in contemporanea con l’iter di approvazione della legge sulle intercettazioni, l’Italia dei Valori insieme a esponenti della società civile ha indetto una manifestazione per la libertà di espressione e per la giustizia.»
 
[27.06.08  Antonio Di Pietro]
postato da Deha alle ore 22:24 | link | commenti (30)
categorie: politica, critiche, libertà
giovedì, 26 giugno 2008

Lettera aperta

Stanotte, saranno state le 3, mi ha chiamato un'amica.
Non un'amica qualsiasi, un'amica che per me è l'equivalente di una sorella, cresciute insieme, stesse scelte scolastiche, stesse classi, da sempre inseparabili... insieme ne abbiamo combinate di tutti i colori, lei per me è sempre stata come una sorella maggiore, buona, gentile, generosa, delicata d'animo nonostante le apparenze, è una persona, la mia amica che merita ogni bene del mondo e la vita invece la ha dato un sacco di dolore, ma lei non lo fa mai pesare, mai e ne parla raramente.
La mia amica si arrabbia come una pazza almeno una volta a settimana, impreca, urla, maledice una qualche categoria, quando le ho letto il mio post sulle donne violentate lei ha imprecato contro i soldati e gli uomini per almeno mezzora, ma dopo un po' mi ha detto "non tutti sono così" la mia amica è fatta così, è buona, si traveste da dura, da cinica, da strafottente, ma è buona fino all'osso.
E' stata lei a convincermi ad aprire qui su Splinder, è un entusiasta lei, si appassiona a tutto, ha un blog stupendo, scrive un sacco, racconti che i miei a confronto impallidiscono, fatti della sua vita, riflessioni di una rara bellezza. Non ha voluto che la inserissi fra le mie amicizie, ha detto che le faceva strano vedersi associata come nick name a me, con cui ha sempre condiviso tutto dal vero, che noi nemmeno per telefono mai... e io l'ho accontentata, ma so che mi legge ogni giorno, ogni santo giorno.

Ebbene, erano le 3 di notte e la mia amica così unica e speciale mi ha telefonato, siamo rimaste al telefono fino a un'ora fa, mi ha raccontato di come è stata usata e poi lasciata in disparte da un essere che a parer mio non merita il titolo di uomo, uno che non merita manco di allacciarle le scarpe e a cui lei aveva concesso il beneficio della sua amicizia, uno che sputa sui sentimenti della gente, un miserabile, un inetto, un pusillanime, un essere vuoto e superficiale, che le ha raccontato maree di bugie, che l'ha trattata in modo indegno.

Non ha pianto la mia amica, ma era arrabbiata con se stessa e delusa, incredibilmente delusa da tutta la situazione.

Non so se io, che ho contribuito a rivelare la pochezza di quest'essere, possa restare ancora qui su Splinder senza sentire il peso delle mie azioni, non so se scriverò ancora altri post dopo questo, ma questo volevo scriverlo per augurare alla persona in questione che dopo essere crepata patisca tutto il male che ha inflitto alla mia amica per l'eternità e visto che io non credo e non so se esiste effettivamente un Aldilà che magari parta anche da adesso per portarsi avanti col lavoro.
postato da Deha alle ore 07:02 | link | commenti (11)
categorie: pensieri, donne, comunicazione di servizio, odio, critiche, crisi, vergogna, dedica
martedì, 24 giugno 2008

Come se io non ci fossi

come se io non ci fossiSono passata sul blog di Mary17 e mi permetto di linkare una sua recensione a un libro.

Andate tutti a leggere il post di Mary o saltate direttamente la lettura di questo post.



Io trovo bellissimo che finalmente si sia adottato questo provvedimento, come ho letto nei commenti spero anch'io che non resti un provvedimento sulla carta ma che venga fatto rispettare in modo esecutivo e spero che si muovano a stabilire anche le sanzioni previste.

Poi ho da aggiungere 2 osservazioni mie:
trovo terribile che solo adesso si sia arrivati a considerare lo stupro un arma di guerra, sono secoli che le donne subiscono stupri ad ogni guerra, sono comportamenti deprecabli e continui ed è terribile che solo ora se ne parli
trovo terribile che nel 2008 vi sia bisogno di un simile provvedimento, trovo assurdo e vomitevole che uomini che si autodefiniscono tali (per me sono molto meno) violentino per spregio donne e ragazze che hanno la sola colpa di essere nate in una terra diversa dalla loro.

Aggiungo una terza considerazione:
quando c'era la campagna di Russia e tanti ragazzi italiani erano in guerra dispersi chissà dove le loro madri davano da mangiare ai soldati che incontravano e li accoglievano in cas apropria e li facevano riposare e li proteggevano nella speranza che altre madri facessero lo stesso coi loro figli, questi uomini non hanno madri, sorelle, figlie, zie, mogli?
Questo per dire che io sarò anche femminista, ma i miei buoni motivi per esserlo ce li ho: le donne in questo ambito si sono mostrate migliori (e anche in tanti altri)
postato da Deha alle ore 12:36 | link | commenti (17)
categorie: pensieri, donne, libri, sesso, vergogna, a più mani
lunedì, 23 giugno 2008

Divisioni

GoccieDiCuore
Quando ero piccola mi hanno insegnato che le divisioni diminuivano: non è vero, certe divisioni aumentano, me ne sono accorta quando alle media abbiamo introdotto le divisioni con il divisore più piccolo di 1.

Quando ero piccola mi hanno insegnato che l'amore più lo dividi più cresce. Me ne parlavano come una sorta di magia dell'amore, un miracolo e mi piaceva crederci, una divisione che aumentava, quasi un controsenso per me che ancora non dividevo per numeri inferiori a 1! Ma nemmeno questo era vero.

L'amore non è che più lo dividi più cresce, non nel senso che lo intendevo io almeno.

Quando mi innamorai non volevo che il mio ragazzo dividesse il suo amore con altri che con me e io, dal canto mio trascurai le amicizie e gli altri ragazzi per dedicarmi solo a lui.
6 mesi di intensa passione amorosa, unica e totalizzante.
Avevo dedicato il mio amore a una persona e questa se lo era ciucciato tutto, figuriamoci a dividerlo fra più persone! Era impossibile!
Una mia amica quando glielo dissi al termine della mia passionale prima storia importante mi disse
"Ti sbagli Deha, vedrai che se l'amore lo dividerai aumenterà"
Lei da convinta sostenitrice del metodo si divideva fra più ragazzi contemporaneamente, ma loro non parvero apprezzare la cosa quando lo scoprirono, e dire che erano amici fra di loro... nemmeno in quel caso l'amore aumentò

"Forse", pensai, "l'amore aumenta se lo dividi fra gli amici e non fra gli amanti" ci provai, provai ad avere tanti amici, una grande compagnia, provai a scrivere letterine a tutti, provai a essere amica di tutti, fu uno stress incredibile e alla fine non ero realmente amica di nessuno. Me ne resi conto con costernazione e angoscia.

"Basta!", conclusi "non è vero che l'amore più lo dividi più aumenta, è una cazzata" quindi con buona pace di chi mi crede cinica e arrogante oggi il mio amore non lo divido più in tante parti: pochi amici, un solo uomo, una famiglia.

Sarò stronza, non m'importa: l'amore è prezioso e non lo concedo a chiunque.
postato da Deha alle ore 15:21 | link | commenti (11)
categorie: pensieri, amore
giovedì, 19 giugno 2008

La maschera e la bambina

Dedico questo racconto a beppeperditempo che a suo tempo mi diede il permesso di sfruttare una sua fotografia (quella qua sotto) per trarne un racconto, non so se sono stata all'altezza dell'immagine (splendida), ma ci ho messo tutta la mia buona volontà


:-Scegli la maschera che vuoi!-, la incitò il mercante, -Te la regalo-
e la bambina si mise a guardarle, erano così belle quelle maschere che scegliere era difficile; avevano colori brillanti e forme inconsuete ed erano tutte pezzi unici, create dal mercante che era anche artista.
La bambina si avvicinò ad una maschera color zafferano, era spendida, ma un lungo crepo le solcava la fronte dividendola in due
:-Voglio questa- disse senza esitazione
:-Ma è rotta- le fece notare il mercante
:-Non importa, voglio questa-.
Il mercante scosse la testa e avvolse la maschera in un foglio di giornale, non poteva sapere che la sera precendete la bambina era stata venduta da sua madre a un ricco uomo bianco, non poteva sapere che anche lei era rotta, proprio come la maschera, lui si limitò a scuotere la testa senza capire, ma la bambina gli sorrise lo stesso e lui fu felice di quell'attimo di gioia in un mondo di infanzie rubate.

laundrylist
postato da Deha alle ore 13:39 | link | commenti (16)
categorie: immagini, donne, racconto, vergogna, dedica, a più mani
mercoledì, 18 giugno 2008

Chi non muore...

Chi non muore si rivede :-)

Ho avuto una serie di problemi che mi hanno forzatamente tenuta lontana dal web, nulla di grave, ma io ritengo che la vita reale debba venire prima di quella virtuale, sempre e comunque.
Non disprezzo il blog, non ho voluttà di intellettualoide che critica a spron battuto il virtuale in tutti i suoi aspetti (magari proprio mentre ne fa uso in modo anche maggiore di chi lo usa come semplice strumento di divertimento), ma penso che la vita nel reale abbia esigenze più stringenti ed è stato per far fronte a quelle esigenze che ho scelto di assentarmi per un po'
Oggi torno, non so quanto potrò restare, ma confido di poter essere presente almeno ogni 2 o 3 giorni.

Vi abbraccio tutti e vado a rispondervi, intanto vi regalo una bella canzone, cantata dai miei due miti: Freddie e David :-)
[con loro due e solo con loro due sarei persino disposta a fare una cosa a tre! :-P ]

Deha

Grazie di avermi aspettata :-)

postato da Deha alle ore 16:49 | link | commenti (20)
categorie: musica, comunicazione di servizio, lasciarsi andare
mercoledì, 14 maggio 2008

comunicazione di servizio

Causa motivi di forza maggiore devo stare lontana dal blog per un po', spero di tornare presto con le mie parole e le mie polemiche, vi avviserò con un pvt appena ce la faccio, fino a quel momento ricordatevi di me almeno una volta al giorno e pensatemi in modo buono, chissà che i vostri pensieri non mi portino fortuna, ne ho proprio bisogno.

Un bacio

giraff
postato da Deha alle ore 11:25 | link | commenti (57)
categorie: comunicazione di servizio

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